Poesie catartiche


poesia postata da: Gianluca Cristadoro, in Poesie (Poesie catartiche)

Io e il nulla

Talora il nulla mi pervade, riempiendo di leggerezza le mie intenzioni.
Ne assaporo l'inebriante densità, il vacuo respiro di vita, la forza ispiratrice che sola corrobora la volontà e spinge all'azione.
Io e il nulla ci capiamo al volo, come due vecchi amici che si confidano segreti inauditi.
Il nulla mi attraversa senza far rumore, si sofferma, soltanto, per elargire un sorriso che regala speranza e che sa di eternità.
Composta
mercoledì 22 ottobre 2014




poesia postata da: Joyeux ipotenusa, in Poesie (Poesie catartiche)

La Trasparenza

Perde inchiostro bianco su pergamena
la penna
gabbiano profondo strappa alla mano
vola vola vola sopra l'acqua
che scorre
intanto aspettano che lo specchio
si rompa

Ma i grattacieli cittadini s'innalzano
babelici sopra la città allucinata
che svista l'orgia di periferia
ha dipinto di grigio il folio bianco
E intanto aspettano che lo specchio
si rompa
o perlomeno che lo si possa
attraversare.

poesia postata da: Joyeux ipotenusa, in Poesie (Poesie catartiche)

Il flagellatore

E uno! E due e tre!

Lunga vita al Figlio-Re!
A guardar la vergine, tua madre,
m'innamoro del volto e delle lagrime sue,
a osservarla attentamente pare
quasi figlia tua: quale assurdità!
Assaggia quanto è gustosa la mia frusta,
figliuolo amato, ninna nanna-oh!

E quattro, cinque, sei!

rosso è il sangue degli dei?
Ragazzo mio, però perché mentire?
Tale quale a noi sei! Solo forse
un po' paciforo, ingenuo e...
perché no? Folle, pazzo e scandaloso.
Un pacifico violento sei per me.
Senti come colpisce silente la mia frusta.

Sette, otto, dieci!

Venghino, venghino a flagellarlo:
c'è un colpo per chiunque voglia!
Ecce homo: prego prego,
colpisca forte! Bestimmi "Iddio"!
Quest'uomo ha pellaccia dura come
il legno. E propriò figlio di un falegname
Osserva l'odore che emana la mia frusta!

Dieci, undici, dodici, tredici!

Chiedo scusa, vostra maestà,
lei ch'è figlio del Dio Vivente,
ci faccia un miracolo imminente:
non sa quanto noi uomini adoriamo gli
incantatori e i maghi: si ribelli, si scateni,
si trasformi! Suvvia disveli il trucco dei
suo "miracoli".

Quattordici, quindici, sedici!

Ma come può l'umanità crederci!
Ancora a questi dei, eh, Cristo?
Prestigiatore, tu, però, sai, sei,
olocausto incolpevole della nostra gente.
T'hanno scelta come vittima sacrificale
per espiare le loro superstizioni.
Messia, però, perché non parli?

Dieciassette, diciotto, diciannove, venti!
Vado rapido: venti, ventuno, ventitré, venti-
quattro, venticinque, ventisei, ventisette...
Sangue su sangue... ventotto e ventinove,
trenta, trentuno trentadue e trentatré
Ahi!

E se poi fossi davvero un Re?
Quale stravaganza: come può un servo
frustare ingiustamente un buon sovrano?
Sai se poi fossi un dio tra i nostri ci
staresti già punendo poiché il male che
ti stiamo infliggendo va ben oltre la
tracotanza!

trentatré, trentaquattro, trentacinque e
un delicatissimo trentasei:

ma sei solo un uomo, sei solo
un uomo, mio carissimo rabbì.
Rivoluzionario folle, ma debole uomo,
come noi, come me.
Quindi perché accanirsi così contro di te?
Che cosa mai hai di straordinario tu
per cui la folla folleggia per te come non mai?

trentacinque, trentasei, trentasette:
un affettuoso e tenero trentotto,
trentanove e...
fermo così, devo obbedire.

Che sguardo che hai! Pare quello
del mio buon padre che con gioioso
sudore ha allevato me, bestia che
frusta un innocente. Perdonami.
Mi perdonerai mai? Ti spiace se
m'inginocchio a te, Gesù, plausibile re?
Pare mio Padre e forse lo è.