Poesie catartiche


poesia postata da: Joyeux ipotenusa, in Poesie (Poesie catartiche)

La Trasparenza

Perde inchiostro bianco su pergamena
la penna
gabbiano profondo strappa alla mano
vola vola vola sopra l'acqua
che scorre
intanto aspettano che lo specchio
si rompa

Ma i grattacieli cittadini s'innalzano
babelici sopra la città allucinata
che svista l'orgia di periferia
ha dipinto di grigio il folio bianco
E intanto aspettano che lo specchio
si rompa
o perlomeno che lo si possa
attraversare.


poesia postata da: Joyeux ipotenusa, in Poesie (Poesie catartiche)

Il flagellatore

E uno! E due e tre!

Lunga vita al Figlio-Re!
A guardar la vergine, tua madre,
m'innamoro del volto e delle lagrime sue,
a osservarla attentamente pare
quasi figlia tua: quale assurdità!
Assaggia quanto è gustosa la mia frusta,
figliuolo amato, ninna nanna-oh!

E quattro, cinque, sei!

rosso è il sangue degli dei?
Ragazzo mio, però perché mentire?
Tale quale a noi sei! Solo forse
un po' paciforo, ingenuo e...
perché no? Folle, pazzo e scandaloso.
Un pacifico violento sei per me.
Senti come colpisce silente la mia frusta.

Sette, otto, dieci!

Venghino, venghino a flagellarlo:
c'è un colpo per chiunque voglia!
Ecce homo: prego prego,
colpisca forte! Bestimmi "Iddio"!
Quest'uomo ha pellaccia dura come
il legno. E propriò figlio di un falegname
Osserva l'odore che emana la mia frusta!

Dieci, undici, dodici, tredici!

Chiedo scusa, vostra maestà,
lei ch'è figlio del Dio Vivente,
ci faccia un miracolo imminente:
non sa quanto noi uomini adoriamo gli
incantatori e i maghi: si ribelli, si scateni,
si trasformi! Suvvia disveli il trucco dei
suo "miracoli".

Quattordici, quindici, sedici!

Ma come può l'umanità crederci!
Ancora a questi dei, eh, Cristo?
Prestigiatore, tu, però, sai, sei,
olocausto incolpevole della nostra gente.
T'hanno scelta come vittima sacrificale
per espiare le loro superstizioni.
Messia, però, perché non parli?

Dieciassette, diciotto, diciannove, venti!
Vado rapido: venti, ventuno, ventitré, venti-
quattro, venticinque, ventisei, ventisette...
Sangue su sangue... ventotto e ventinove,
trenta, trentuno trentadue e trentatré
Ahi!

E se poi fossi davvero un Re?
Quale stravaganza: come può un servo
frustare ingiustamente un buon sovrano?
Sai se poi fossi un dio tra i nostri ci
staresti già punendo poiché il male che
ti stiamo infliggendo va ben oltre la
tracotanza!

trentatré, trentaquattro, trentacinque e
un delicatissimo trentasei:

ma sei solo un uomo, sei solo
un uomo, mio carissimo rabbì.
Rivoluzionario folle, ma debole uomo,
come noi, come me.
Quindi perché accanirsi così contro di te?
Che cosa mai hai di straordinario tu
per cui la folla folleggia per te come non mai?

trentacinque, trentasei, trentasette:
un affettuoso e tenero trentotto,
trentanove e...
fermo così, devo obbedire.

Che sguardo che hai! Pare quello
del mio buon padre che con gioioso
sudore ha allevato me, bestia che
frusta un innocente. Perdonami.
Mi perdonerai mai? Ti spiace se
m'inginocchio a te, Gesù, plausibile re?
Pare mio Padre e forse lo è.

poesia postata da: Gianni Marcantoni, in Poesie (Poesie catartiche)
La pioggia era intatta
nell'aria, il grigiore
appariva come un
silenzio tra i lampi.
La vita riaffiorava
nell'odore del mare mosso,
le onde erano scure e rabbiose,
da lontano l'acqua scorreva
come il torrente chino
alla discesa, tutto era nel
pieno della natura viva,
solo l'uomo giaceva
come un essere sperduto
alla comparsa della sera.

poesia postata da: Dario Pautasso, in Poesie (Poesie catartiche)

La notte

La Notte ha un suono azzurro
come il mare.
I pensieri a lungo taciuti
s'inerpicano alti come trame di rovi.
S'accendono lumi che la luce del giorno
non conosce.

Nel buio sono solo
solo mio.
Mi possiedo interamente
come un abbraccio.

La Notte è piena, pigra, inerte, ferma:
s'infrange adagio
in orde di canti antichi.

Nel buio sono io
completamente.
Il mio corpo non proietta ombre
non si separa:
è fedele a se stesso.

La Notte ha il sapore rotondo
di un labbro socchiuso.
Scende in fondo
nei miei anfratti più scuri...

... borbotta, infine
tace.
Composta
mercoledì 23 aprile 2014

poesia postata da: Frank87, in Poesie (Poesie catartiche)

Il mercoledì di Renoir

Un mercoledì la morte
aspettava Renoir.

Non così in fretta
un suonatore di liuto
un giocatore di biliardo
avrebbero deciso la traiettoria
reciso il passato
cambiato memoria
in un atomo concreto di fiori.

Ma a Renoir
ormai cieco
cosa importa del lavoro
e della fantasia?

All'angolo fra la birreria
e l'educandato
vede il suo mondo cambiare
in un momento
come in provenza
i chiari battelli riprendono il vento.

E proprio in quell'attimo
Renoir si volge, saltella
con al fianco la morte sorella
e i due dopo un'occhiata
se ne vanno a braccetto
nelle tasche dello stesso cappotto.
Composta
venerdì 18 aprile 2014