Poesie catartiche


poesia postata da: ROBERTO POZZI, Poesie (Poesie catartiche)

La solitudine del sé

La solitudine personale
non e'semplice
da comprendere,
se tanti la cercano
altrettanti la evitano,
la chiave di lettura
rimane sempre la stessa
di tanti filosofi e psicologi,
la soltitudine è soltanto costruttiva
se uno la desidera
ma se uno e'costretto a subire
quella solitudine psicologica,
allora sfido chiunque
a dimostrare la nobilità
nel sentirsi solo!
Un essere che si definisce umano
non vivrà mai
completamente da solo,
senza una minima condivisione
di qualche aspetto personale
della propria esistenza,
paradossalmente
ci sono troppe persone
non così equilibrate,
individui che vivono
di false sicurezze
con quei atteggiamenti arroganti
che in apparenza sembrano funzionare
a compensare le proprie insicurezze
quando in realtà non fanno altro
che esasperare un qualsiasi problema dell'io,
un disaccordo interiore
che magari potrebbe essere risolto
con l'aiuto degli altri!
Pur essendo vero
che un individuo rimane solo
con il suo conflitto personale,
non serve a molto
chiudersi in sé stessi,
non e'cosi'assodata
quella convinzione
che nessun altro
potrà realizzare
i propri bisogni o sogni,
o perlomeno riuscirà ad alleviare
il dissidio tra il reale
e l'ideale del io!
Anche se si e'effettivamente soli
con le proprie paure,
angosce
e frustazioni
nel dover cercare una soluzione,
non è detto che
la solitaria introspezione
riuscirà nella miracolosa impresa
di vincere la guerra contro sé stessi!
Senza una genuina apertura del sé
con altre anime gentili,
con persone predisposte
per vocazione ad analizzare
le malattie dell'anima,
non ti sara'cosi'facile salvarti
dai tuoi demoni interiori
assatanati della tua linfa vitale
mentre come un moderno Don Chisciotte
ti ritroverai solo a combattere
i fantasmi del passato
in quella solitudine del sé
che non riuscirai mai
ad alienare!
Composta
domenica 2 giugno 2013

poesia postata da: ROBERTO POZZI, Poesie (Poesie catartiche)

Un nuovo giocattolo

In quel periodo della vita
che si stava avvicinando
alla mia mezza età,
pur non potendo più giocare
con le macchinine in scala
di quando ero bambino,
avevo deciso di acquistarne
una molto costosa
ma in grandezza naturale!
Cedendo alle aspre critiche
di quel tuo pesante discorso,
tu eri riuscito a farmi vergognare
per quel catorcio da barbone
che guidavo senza alcuna vanità
pretendendo dal sottoscritto
di darmi una bella regolata
con quella autovettura da spiantato!
Non era una grossa novità,
tu eri molto convincente,
sin da bambino mi avevi già venduto
tanto di quel tuo fumo oscuro
da astuto mercante orientale
e pure in questa occasione
mi avevi dato del solito esagerato,
per essere elegantemente leccato
come uno modaiolo sbruffone
che spandeva solo la puzza
della carrozzeria usata
della auto ormai stanca
dalle continue revisioni annuali!
Non so molto sicuro
se ti ricordavi cosa esattamente
mi avevi consigliato,
forse ti eri dimenticato
che quell'auto da sogno,
era un'illusione che tu avevi creato
per migliorare la mia immagine sociale!
Migliaia di euro in meno nel portafoglio
eravamo andanti insieme
alla blasonota casa automobilistica
per ritirare quella meraviglia meccanica
che doveva fare miracoli
per la mia pessima reputazione
invece dell'insopportabile delusione
che mi aveva aggredito ferocemente
per quella mia spudorata dimostrazione
di un vergognoso materialismo!
Mi sentivo così perso e svuotato
per aver investito anni dei miei risparmi
ad acquistare un nuovo giocattolo
che non significava nulla per me!
Avendo raggiunto il sogno
che tu mi avevi propinato,
un normale ragazzo che stava
per guidare uno status symbol,
irrealizzabile per la maggioranza,
ma purtroppo anch'io ero diventato
una delle persona piu tristi del pianeta
mentre notavo che i tappetini per auto
non erano inclusi nel prezzo del mezzo,
come non era nemmeno
la felicità che speravo
desiderando un sogno
che non era il mio
ma solamente
il tuo!
Composta
lunedì 27 maggio 2013


poesia postata da: ROBERTO POZZI, Poesie (Poesie catartiche)

Il riflesso nello specchio

Aprendo gli occhi socchiusi
per non vedere quel mondo
che non potevo permettermi
neppure d'immaginare,
ho finalmente vinto quella guerra
contro la paura di vivere,
anche per me è arrivato
il momento di non piangere più
ma di sognare la felicità
oltre il vetro dello specchio,
quello che aveva riflesso
con distorta percezione
una errata personalità
che non mi è mai appartenuta!
Quella immagine
che vedevo riflessa
non è mai stata mia,
era un devastante risultato
di un costruito perbenismo
indottrinato da false divinità
sin dalla nascita,
adesso sono libero
di essere,
di diventare
e di amare
chi voglio
soprattutto me stesso
colui che mi sta scrutando
al di là dello specchio
dei miei pesanti pensieri,
dietro le ombre più scure
da me stesso create
per non soffrire:
il mio vero ed autentico io
nel nuovo riflesso di luce
dello mio solito specchio
dell'anima!
Composta
martedì 21 maggio 2013

poesia postata da: Dario Pautasso, Poesie (Poesie catartiche)

Verrò a cercarti

Verrò a cercarti e ti starò vicino
quando nuovamente ti incamminerai
nelle desolate terre del dolore,
là dove c'è sempre una tacita battaglia,
là dove si è soli tra la moltitudine,
là dove i consigli sono vana parola,
verrò a cercarti.

Non credere che abbia in me
un motivo più degno d'esistere:
non ne ho.
Non credere che le tue dita sottili
che fragilmente tendi sul fragore del mondo
per ritrarle ratte e tremanti di paura
mi sconfortino.
Non mi sconforteranno.
Non credere che io ceda nel vederti nascondere
nella fragile mano i vergognosi occhi
di cui un tempo vantavi il fulgido bagliore turchino,
perché io,
io non cedrò.

Verrò a cercarti quando ti nasconderai
nel roveto del tuo rifiuto,
nelle tetre pianure degli addii.
E sarò silente nel tuo silenzio
ben desto quando vorrai parlare...
e nulla più.

E se dovesse essere questo
ciò che è vita,
se non dovesse esserci altro
che io farò,
sarà la mia vita
e la vivrò pienamente...

(... cercandoti,
per starti vicino).
Composta
mercoledì 8 maggio 2013
Dedica:
Ad A.

poesia postata da: ROBERTO POZZI, Poesie (Poesie catartiche)

La vita è davvero un carnevale

Nel circo globale,
la vita è davvero
un interminabile carnevale
con personaggi mascherati
che non vogliono mai rivelare
a nessun altro
ma soprattutto a se stessi
la loro vera identità,
tenendola segregata
nei più remoti androni
delle proprie anime!
Cammindo in questo mondo
costruito sulla spudorata ironia
e sul paradosso surreale,
l'apparenza è la regola da adorare
per quelle persone vuote dentro
solo intraprendenti a recitare
con genuina falsità
lo scontato copione
dettato dalle convenzioni
ed anacronistiche tradizioni
di questo circo planetario!
Nessuno può sgarrare,
la maschera la si deve
per forza indossare,
per interpretare il ruolo sociale
che si ha scelto per sembrare
un qualcuno importante
quando si sa di essere
solamente un emerito nessuno!
Gli artisti della tragica commedia
sono sempre gli stessi:
i parenti, gli amici o
addirittura gli sconosciuti
che incrociamo per la nostra strada,
tutti impauriti dal tagliente pettegolezzo
mascherato come consenso generale,
tutti che vivono per difendere un'immagine,
una reputazione per cui hanno faticato
tutta la vita a costruire
ed evitare il giudizio negativo
per un qualsiasi comportamento deviato!
Tali blasonati attori della carnevalta
non vogliono essere considerati
dei pagliacci di turno,
non vogliono mostrare
un minimo di originalità
per non venire viene bollati
come fenomeni da baraccone
in contro tendenza
alla quella maschera vincente
che simulando una falsa esistenza
tradisce la vera personalità!
Per quanto mi riguarda,
l'unica maschera
che vorrei mai indossare
sarà quella di un Casanova
o d'un giullare di corte
per festeggiare il vero canervale,
il Mardi Gras veneziano,
come un galà rinascimentale!
Composta
lunedì 6 maggio 2013

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