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Poesie catartiche


Scritta da: Dario Pautasso
in Poesie (Poesie catartiche)

Buio e miele

Dipingi ancora le mie giornate
con la pennellata lieve delle tue
mani nelle mani mie.
Non ti chiedo molto per
ritrarre un po' di colore, vedi?

Lanciami nell'incompresa speranza
e se devi raccogliermi pulcino
qualche volta, non temere!
Io saprò ancora volare
nel tuo incondizionato abbraccio.
Volerò un po' più alto,
o un po' più basso.
Ma volerò, e tu con me.

Perché il petto si chiude al bello, talvolta.
Sì, lo ammetto, talvolta, si chiude.
E mi devo concedere solitario
alla lotta eterna della mia sensibilità.

Amore, non voltiamo più le spalle
all'incompreso. Siamo uccelli, siamo gialli girasoli,
volti al sole nel giorno più bello.
Non tutto può essere ammissibile alla mente.
Ragiona sul sentimento e avrai scordato il sentimento.

Facciamo di mille errori grano per l'inverno
e non sperpero di gioia,
non abbattimento di volontà.

Facciamo sbocciare fiori
dove tutti si aspettano il freddo dell'inverno,
nelle lande dove apparirebbe impossibile,
lasciamo intercorrere un fascio di luce
tra i nostri visi che, giocosi,
tornano a specchiarsi.
Occhi tuoi nei miei.
Cielo e terra.
Composta lunedì 31 agosto 2015
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    Scritta da: Dario Pautasso
    in Poesie (Poesie catartiche)

    La mia tristezza

    Prova a chiedere ad un bambino
    cosa non vada,
    perché stia piangendo:
    allargherà le braccia,
    scuoterà la testa,
    piangerà, dirà: "non lo so",
    "ho paura".

    È la tristezza.

    Io talvolta mi aggiro
    muto come una tomba,
    le gambi tremanti.
    "Cosa c'è che non va?".
    "Sono un bambino", vorrei dire.
    Ma allargo le braccia,
    e sussurro "ho paura".

    È la mia tristezza.
    Composta giovedì 16 luglio 2015
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      Scritta da: Elcoche
      in Poesie (Poesie catartiche)
      Ti ho incontrato stanotte, nei miei sogni agitati, ti sentivo pervadermi e riempirmi di fuoco.
      Il nostro incontro è stato senza respiro, il tuo calore mi bruciava in modo così continuo da divenire soffocante.
      Cercavo di sfuggirti, poi ad un tratto ho compreso che non avrei mai potuto continuare senza di te.
      Dopo la tua iniziale richiesta è diventata un obbligo:
      "Raffaele ho deciso di spossarti".
      Grazie caldo estivo.
      Composta lunedì 29 giugno 2015
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        in Poesie (Poesie catartiche)

        Esodo

        Al cospetto dell'umana reliquia risuona l'inno della carità,
        senza frequenza sbocciano, sparse, rose cangianti
        e la logica, macchina autofaga, adora e sconsacra l'assenza.

        Per caso, o meglio, per probabilità mi ritrovai,
        solo, nel transetto dei miei pensieri.
        Davanti al tabernacolo mi offrii monumento e immolai il mio estro
        per cercar l'uomo di fronte al Dio fattosi scienza.
        All'ombra dei cipressi e delle foglie verdi
        scorsi in me la fronda olifera e la fiamma liquida
        al cui cospetto l'anima esonda e scinde
        in funzione al progresso.

        Bisecato, vidi la sinistra, macchina
        e schema del fabbro di Abdera
        che gli uni scioglie dai moti complessi,
        lottare armata nel rituale.
        La destra, consacrata a Dioniso,
        adagio si astrasse dal foro in simposio
        con trascendenza inumana.
        La croce predominante prese il controllo del simulacro e infuse il flegma,
        cinse gli arti con fili elettronici e condensò la sinfonia dell'esistenza
        nelle scale gemelle, così che la triforza esplicasse lo scito oltre l'alchimia del diamante.
        Ma una volta rivelato l'arcano biologico, come ricompensa alla lungimiranza,
        ebbi in dono un nuovo mondo e con esso abbinata di lui l'ignoranza.
        La croce rimasta, senza volto o umana sembianza,
        come un fiore appassito ubriaco d'acqua,
        presa dal moto di provvidenza,
        perse la luce, spezzò la lenza,
        porse il suo verso, lo accostò al mio,
        prosa ispirata, una parola, un mezzo, un fine: "Io,

        vittima dell'umana dialettica,
        senza d'alcun vero o percezione,
        qui albergo e animo intima, isolata, quest'anima eclettica.

        Tra le virtute e i valori persi
        spargo lancette di tempo e speme.
        Raccolgo tra spine e perduti canti
        il frutto proibito dell'episteme.

        I', a tua immagine e condizione,
        do fine al dato e, mirando al progresso,
        traccio il potere d'evoluzione.

        I' soffio candele costantemente,
        senza giudizio, Bisogno Divino.
        Chi mente mi vede e chi crede mente."

        La mente a volte rinasce ignea dalle ceneri dell'oblio,
        ma una sfinge assopita che risorge chimera
        è cieca del mutamento e guarda avanti.
        Io mi voltai indietro
        a cercar nel buio dei ricordi l'ombra del sogno perso nell'esodo.
        Nessun rumore negli occhi.
        Lontano, oltre l'orizzonte dei miei eventi, albeggia, ancor tenue ma esistente,
        la legge vigente del Dio che cosciente annebbia lontane le vie che non presi.
        Composta lunedì 22 settembre 2014
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